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Separated, divorced, and remarried people

 

[Italian]

English Translation by Anne Goodrich Heck

 

Separated, divorced, and remarried people are no longer a small minority in the church, but a vast multitude in Italy and around the world. They are asking only to be reconciled with themselves, with the Christian community, and with God, after the painful trauma of a failed marriage. Their requests cannot be ignored, nor circumvented with proclamations that are welcoming in tone but exclusionary in law and in practice. Nor should they be consigned to the convolutions of canon law, which represents the very antithesis of the Gospel message and poses grave dangers for church fellowship.

 

In an open letter to Pope Francis, recently published as Dear Papa Francesco: Letter from a divorced man (Oltre Edizioni, 2013), Oliviero Arzuffi seeks to address the problems that come with marginalizing people in Christian communities and excluding those who are divorced from the sacraments. This is based on a restrictive, if not arbitrary, interpretation of New Testament texts on this subject, disguised as infallible doctrine and the perennial Tradition of the Church.

 

At the synod on the family, therefore, I intend to ask for a revision of the current church law and discipline regarding the exclusion of the divorced and remarried from the sacraments. This revision would be based on: Matthew 19:9, “... except as a result of immoral behavior ...” (Mè epí porneia); 1 Cor. 7:15, “the Pauline privilege” regarding mixed marriages, “if the unbeliever wants to separate, let him do so ... God has called you to be at peace”; and Matthew16:19, the power given by Christ to the Church “to loose and to bind.”

 

The indissolubility of marriage was understood as a relative concept in the history of the church, at least until the Council of Trent. But the Catholic Church has turned it into a dogma instead of thinking of it as a horizon of values meant to assist people in developing their full humanity.

 

In fact, we should recall canon 8 of the first council of Nicaea (325 A.D.), which received into ecclesial fellowship “those who were married a second time (the digamoi).” We should also remember the whole Eastern tradition that flowed into the Orthodox Church, which holds the principle of indissolubility no less close to its heart than Catholics, and yet takes into account the reality of flesh-and-blood human beings living in particular emotional and socio-cultural contexts.

 

We are men and women of the third millennium, who live in marital situations considered "irregular" by current discipline, but we have no intention of abandoning our faith in the one Lord nor ending our participation at the table of brotherhood. In commiting ourselves to live in the fullness of life, we are convinced that there are other ways to bring together warranted justice and creative mercy.

 


 

Separati, divorziati e risposati

 

Separati, divorziati, risposati: non più esigua minoranza nella chiesa, ma moltitudine senza numero ormai in Italia e nel mondo, che chiedono solo la riconciliazione con sé stessi, con la comunità cristiana e con Dio, dopo il doloroso trauma di un fallimento matrimoniale. Una richiesta che non può più essere disattesa, né aggirata con proclami di accoglienza ma escludenti nel diritto e nei fatti, né consegnata alle contorsioni del diritto canonico, pena la negazione stessa del messaggio evangelico e gravi pericoli per la comunione ecclesiale.

 

Oliviero Arzuffi, ha  inteso porre, attraverso una lettera aperta a papa Francesco da poco pubblicata ( Caro Papa Francesco. Lettera di un divorziato. Oltre edizioni 2013), il problema dell’emarginazione concreta nelle comunità cristiane e dell’esclusione sacramentale dei divorziati a motivo di una restrittiva, quando non arbitraria, interpretazione dei testi del Nuovo Testamento sull’argomento, fatta passare per infallibile dottrina e perenne Tradizione della Chiesa.

 

Al sinodo sulla famiglia intendo perciò chiedere che venga rivista l’attuale disciplina giuridico- ecclesiastica sull’esclusione sacramentale per i divorziati risposati sulla base della clausola di Matteo (Mt. 19,9) “…eccetto a causa di comportamenti immorali…(Mè epì porneia)” ,della prassi paolina per i matrimoni misti  (1Cor. 7,15) “Ma se il  non credente vuol separarsi, si separi…Dio vi ha chiamati a stare in pace…, e del potere dato da Cristo alla Chiesa di “sciogliere e legare” (Mt.16,19).

 

La relatività del concetto di indissolubilità matrimoniale, che la Chiesa cattolica ha trasformato in dogma (monstrum) invece di concepirlo come un orizzonte valoriale in funzione della crescita dell’umanità nelle persone, appartiene invece alla storia della Chiesa almeno fino al concilio di Trento. Si ricordi infatti il canone 8 del primo concilio di Nicea  (a.d.325) che ammetteva  alla comunione ecclesiale anche “chi si è sposato una seconda volta (i digamoi)” e tutta la tradizione orientale confluita nella chiesa ortodossa, che non ha meno a cuore dei cattolici il principio dell’indissolubilità, ma che tiene conto della realtà degli uomini in carne ed ossa che vivono in determinati contesti affettivi e socioculturali.  

 Noi uomini e  donne del terzo millennio che viviamo situazioni matrimoniali considerate “irregolari” dall’attuale disciplina, ma che non intendiamo abbandonare la fede nell’unico Signore né la partecipazione alla mensa  fraterna, per continuare a vivere in pienezza di vita siamo convinti che esistono altre vie per coniugare doverosa giustizia e creativa misericordia.

 

Oliviero Arzuffi